Competenze marketing. Abbiamo tutte le keyword.


Keyword come chiave di ricerca del consulente ideale.

L’ispirazione di questo articolo ci è venuta appena abbiamo ricevuto, appena pubblicata, la sintesi della ricerca realizzata dall’Osservatorio BtoB – Marketing Forum Edizione 2017 che evidenzia le competenze marketing necessarie da oggi a tre, quattro anni.

I risultati potete scaricarli qui, non entrerò nei dettagli della ricerca stessa, ma desidero approfondire quali siano le aspettative professionali delle imprese dal punto di vista degli skill che interessano alle imprese che necessitano di consulenze marketing.

competenze marketing

Sintetizzo dalla ricerca: le esigenze delle imprese, come la tua, da qui a tre, quattro anni saranno focalizzate su 5 aree strategiche di sviluppo:

1. Lead Generation e sviluppo del business
2. Analytics 
3. Customer Journey e Customer Retention
4. Digital Transformation
5. CRM e Data Management

Da qui le keyword delle competenze, il saper fare che problem solving può mettere a disposizione dei suoi clienti e che sono sintetizzate nell’immagine wordle.

Cosa sappiamo fare?  Sappiamo coordinare,  trasversalizzare queste competenze.  

Lead generation per lo sviluppo del business

L’ attività di lead generation rappresenta la prima fase dei processi di vendita. 
L’efficacia della lead generation necessita di competenze concernenti le attività e le azioni di comunicazione le competenze per segmentare i target da conquistare, le competenze di pianificazione, la capacità di partire “con la meta in testa” e saper programmare le tappe per saperci arrivare con le risorse disponibili.

La competenza indispensabile per soddisfare questa richiesta del mercato è la nostra spiccata capacità di immedesimazione con i bisogni, le aspettative, i desideri, le aspirazioni delle persone che compongono il target da raggiungere e sedurre, nel senso di voler portare a sé, al fine di saper stimolare in loro un reale interesse e saper quindi sviluppare opportunità qualificate.

Un’altra competenza, un po’’ verticale, ma anche trasversale è la capacità di organizzare con ordine una gran quantità di dati.  Se si raccolgono tanti lead poi occorre  saperli organizzare, per saperli poi segmentare, raggruppare in cluster omogenei per valore e potenziale.

Ultima, ma non ultima competenza problem solving è quella si sapersi misurare sui risultati ottenuti, sia quantitativi, sia qualitativi, senza alibi di sorta.

Analytics 

Questa attività è conseguente alla prima. Più lead si raccolgono, più dati si avranno da gestire per tenere sotto controllo l’imprevedibilità dei mercati: Le tecnologie ci sono, e molti manager, però , non si fidano: solo il 33% dei CEO dichiara di avere un alto grado di fiducia nella precisione dei dati secondo un sondaggio condotto da KPMG nel 2016.
La competenza problem solving  è quella di contribuire a decodificare i dati  per trasformarli in informazioni per decidere. I nostri clienti non vogliono dati, vogliono informazioni per saper dare le risposte giuste alle domande di routine su come:
posizionare i loro prodotti sia dal punto vista del prezzo, sia dal punto di visto dell’awareness, poter ingaggiare i clienti,  impostare investimenti e finanziamenti.

Il beneficio prioritario che problem solving offre ai suoi clienti è  trasversale, di prim’ordine: saper creare un rapporto fiduciario con il management, con il team di lavoro per riuscire a condividere informazioni, 
La soluzione del problema della fiducia sta nella capacità di creare un’aurea di comprensione e la comprensione nasce dal saper creare un linguaggio fatto per essere capito da chi deve ascoltare, non solo da chi deve spiegare, la nostra  key competence è quella di saper creare un linguaggio comune e condiviso.

competenze marketing

Customer Journey e Customer Retention

L’attività di Customer Journey rappresenta il processo d’acquisto, in tutte le su le fasi che devono essere superate affinché l’offerta si trasformi in valore concreto per l’impresa E’ la fase finale e naturale del funnel di vendita. Serve a comprendere il percorso che fanno gli utenti quando interagiscono con un prodotto o un servizio e fornisce molte informazioni utili al reparto vendite, comunicazione, promozione e sviluppo.
Oggi il progresso tecnologico può essere visto come un’arma a doppio taglio: da un lato rende più complicato andare a tracciare la customer journey map a causa della moltiplicazione dei luoghi di incontro tra consumatori e delle fonti informative; dall’altro facilita questo processo aiutando i marketer a studiare e a conoscere i proprio interlocutori grazie a dei software evoluti come quelli di CRM e marketing automation.
Le competenze necessarie spaziano quindi dalle conoscenze delle piattaforme applicative alle capacità di engagement, content management, al saper identificare le content strategy journey e conoscere a fondo le potenzialità delle piattaforme di analisi del traffico web sulle landing page dei siti aziendali a partire da Google Analytics.
Anche l’attività di Customer Retention, di continue relazioni di scambio con i clienti nel lungo termine è indispensabile per sfruttare a fondo il life time value dei clienti e per assicurare all’impresa un vantaggio competitivo e benefici economici duraturi. Problem solving è in grado di offrire ai suoi clienti il beneficio di condividere le esperienze maturate in oltre venti anni di esperienza formativa con Cegos Italia Spa con conoscenze e competenze che spaziano dai processi che coinvolgono i clienti all’organizzazione delle risorse umane, dalle strategie di business alle tecnologie utilizzate alle campagne di promozione e customer care messe in pista per fidelizzare il cliente finale. Su tutta la catena del valore.

Digital Transformation

Problem solving può affiancare i propri clienti nel processo di cambiamento continuo, trasversale a tutte le imprese che desiderano restare sul mercato con un miglioramento dell’efficienza operativa, la propria best practice, e della customer experience.

La fonte è una ricerca realizzata da SDA Bocconi, potete scaricarla qui PMI e digital. E’un po’ datata, è del 2014, ma aiuta a comprendere il potenziale del mercato del lavoro in questo campo per chi ha conoscenze nella capacità di misurare i ritorni sugli investimenti su applicazioni tecnologiche digitali, dal mobile analytics, social software e sistemi di collaborazione nel lavoro e condivisione di contenuti digitali. 

competenze marketing

CRM e Data Management

Crm data management è il punto di incontro tra big data management e l’advertising classico ed on-line e qui Problem Solving può esprimere il massimo delle sue abilità e fornire ai suoi clienti il beneficio strategico ed operativo per affiancarli nel successo delle loro attività di brand awareness, brand reputation, dalla fase di implementazione della piattaforma di CRM ideale per le loro esigenze fino alla gestione outsourcing delle campagne web, social e classiche sui media tradizionali. 

competenze marketing

Un perfetto connubio tra informazioni interne ed esterne per un mediamix ottimale, conveniente, misurabile e performante.
Sappiamo dare valore alla comunicazione, sappiamo comunicare e sappiamo condividere le informazioni, e soprattutto, sappiamo come  coinvolgere le risorse umane,  con una una vera e propria competenza di leadership situazionale, trasversale a tutti gli stile di leadership, sempre efficace perché si sa adattare a tutti gli ambienti grazie all’ “intelligenza emotiva” problem solving.

Per noi ogni domanda è intelligente. Chiedi, non esitare.

Marketing, per problem solving non è una funzione d’impresa, ma è tutto ciò che un’impresa fa, prima strategicamente, poi operativamente per generare valore: profitto tangibile e brand awareness intangibile.

Se non siete in accordo aggiungete un commento. Abbiamo argomentazioni fondate, ma la vostra opinione è importante per noi

competenze marketing

Problem Solving e la connettività evolutiva

Problem Solving e la connettività evolutiva  delle strategie di marketing.

La connettività sta cambiando le strategie di market-ing problem solving.

Problem solving e la connetttività

Siamo molto attenti a come la  connettività evolutiva rivoluziona il concetto di marketing. Abbiamo sempre creduto che la parola di marketing dovrebbe essere scritto come market-ing ,  non è un sostantivo è un verbo coniugato nella forma del gerundio, progressivo, un presente continuo. Problem solving e la connetttività

Scrivendolo e pronunciandolo così si può comprendere che  market-ing rappresenta il risultato che impresa è in grado di produrre:  sia per gli aspetti tangibili di profitti e, o, perdite, sia per gli aspetti più intangibili di brand reputation e brand awareness in mercati in continua evoluzione.

Gli indizi e le tendenze sono lì, pronte per esser colte. 

Si stanno affacciando al mercato nuove generazioni di  clienti, sta emergendo a livello globale giovane, urbano, di classe media con una forte mobilità e connettività e che sarà quella che rappresenterà la maggioranza in un prossimo futuro,  

Mentre i mercati maturi si devono confrontare con l’invecchiamento della popolazione, i mercati più emergenti si stanno godendo il dividendo demografico di popolazione più produttiva e più giovane.

Non sono solo giovani, ma son anche migranti. Stanno  rapidamente migrando verso le aree più urbanizzate  e stanno adottando gli stili di vita delle grandi città uno stile di vita delle grandi città.  Pensate un attimo ai primi migranti che oggi si sono riusciti ad integrare nella nostra società. Sono una minoranza rispetto alla totalità, ma ci sono, E in un mercato globale, non globalizzato, ma globale rappresentano una nicchia molto voluminosa.

La maggior parte di questi appartiene ormai alla classe media o superiore ed,ha un buon potere d’acquisto. Salendo da uno status socio-economico più basso,  aspirano a realizzare grandi obiettivi, vogliono fare esperienze sempre più raffinatele, cercano di emulare i comportamenti delle persone appartenenti alle classi superiori. Per queste caratteristiche rappresentano un target interessante per le politiche di marketing da attuare.

Millennians.

Sono i Millennians, nuovi clienti e potenziali clienti del futuro.

Problem Solving e la connettività evolutiva delle strategie di marketing.

 

La loro mobilità li distingue da altri target.  Si muovono, sono sempre in giro, spesso sono pendolari e vivono ritmi di vita sempre più veloci. Per loro tutto è immediato, in tempi rapidi  quasi con ritmi da linguaggio  televisivo, anche se si espongono poco a questo media e, quando sono interessati a temi visti in televisione, essendo sempre connessi, approfondiscono, cercano informazioni sui  loro  dispositivi mobili.

Quando devono decidere se comprare qualcosa in-store, in un punto vendita, ricercano prezzo e qualità in linea con le informazioni che hanno elaborato.

Essendo nativi digitali,  possono prendere decisioni di acquisto ovunque e in qualsiasi momento, da una vasta gamma di dispositivi.  Nonostante la loro esperienza virtuale in Internet, amano sperimentare le cose fisicamente.  Hanno un high-touch value quando interagiscono con i brand e vogliono toccare, annusare, assaporare, portare ai loro sensi il sogno informativo che hanno elaborato dall’esposizione al media televisivo fino alle ricerche fatte sul web e sui social network.

Sono anche molto virtualmente sociali, comunicano e si fidano l’un l’altro inuna continua connessione tra membri di diverse “tribù” con i membri delle quali provano forti sensi di appartenenza e di stima reciproca.

La connettività. Mito o opportunità?

La connettività è senza dubbio il più importante punto di svolta nella storia del marketing.

Certo, non può più essere considerata una nuova parola d’ordine, ma sta cambiando molti aspetti del marketing e non mostra segni di rallentamento.

La connettività ha messo in discussione molte teorie tradizionali e i principali presupposti che marketer  avevano imparato su clienti, prodotti, e la gestione del brand.

La connettività riduce in modo significativo i costi di interazione tra imprese, dipendenti, partner di canale, su tutta la catena del valore, i  clienti,  gli stakeholder, i partner ed i collaboratori. E ciò abbassa,  a volte,  le barriere all’ingresso  a nuovi mercati, consente lo sviluppo del prodotto concorrente, e riduce il lasso tempo per la costruzione del brand.

Ci sono stati diversi casi nei quali la connettività ha stroncato imprese che vivevano sulla rendita delle apparentemente alte barriere d’accesso al loro mercato:

Amazon, ad esempio, ha fatto chiudere molte librerie  e in seguito sta minando l’industria editoriale compresa quella dei quotidiani che perdono vertiginosamente diffusione e readership, anche se riconquistano lettori virtuali sui loro siti web.

Con simili modalità, Netflix ha stroncato i Blockbuster, Spotify e Apple music hanno cambiato i processi  di distribuzione musicale nel mondo.

La connettività cambia anche le modalità d’osservazione dei competitor.

Oggi, la collaborazione con i concorrenti e con i fornitori e la co-creazione con i clienti sono sempre più centrali nelle strategie di marketing problem solving.  

Competere  non è più un gioco a somma zero. I clienti non sono più soggetti passivi.

La connettività accelera le dinamiche di mercato, fino al punto in cui per un’impresa è praticamente impossibile contare solo sulle sue risorse interne per competere sul mercato. Le imprese si trovano di fronte a nuovi paradigmi come quello che per competere, a volte si deve collaborare con soggetti esterni e anche coinvolgere nella propria catena del valore sia i suoi clienti dal massimo potenziale, sia i propri fornitori.

Nonostante l’influenza evidente, la connettività è spesso sottovalutata e vista come una semplice applicazione delle nuove tecnologie. Un problema che i marketer devono affrontare e spesso non  vogliono affrontare.

E vedere la connettività  esclusivamente da un punto di vista tecnologico è,  spesso,  molto  fuorviante.

Nel contesto delle strategie marketing molti vedono la connettività semplicemente come una piattaforma di CRM, un database evoluto, senza pensare che CRM significa  gestire tutta l’impresa basandosi sulle relazioni con i clienti.

Serve una visione di ampio respiro per evitare la trappola della tecnologia fine a sé stessa e, se  è vero che la connettività è stata guidata dalla tecnologia e anche maggiormente verosimile che le tecnologie stiano diventando uno degli  asset strategici sempre più importanti per la vita di qualsiasi impresa, dimenticando il valore ben più profondo della relazione. 

Tante vite sempre più connesse.

Da CONSUMER BAROMETER:  L’Italia è sempre più connessa. Oggi gli Italiani sono più connessi e sono più dipendenti da Internet per fare acquisti”

“Gli smartphone permettono alle persone di guardare video online più spesso.
90% in casa e 31% anche fuori casa. La concentrazione degli utenti sui video è
altissima, anche quando li guardano da un dispositivo mobile” .

Smartphone, tablet, laptop e schermi televisivi ci connettono con la rete.

Gli schermi stanno diventando così importanti nella nostra vita che spendiamo quotidianamente  più di quattro ore del nostro tempo libero  davanti a molteplici schermi, simultaneamente.

Entro il 2019, tra un paio d’anni, secondo una previsione di Cisco, vedremo un incremento del traffico Internet globale alimentato da più di 11 miliardi di dispositivi mobili connessi.

Con una portata così massiccia, la connettività sta trasformando i comportamenti d’acquisto. I clienti entrano nei punti vendita già informati. La ricerca di Google mostra che otto su dieci utenti di smartphone negli Stati Uniti fanno una ricerca cellulare all’interno del punto vendita prima di effettuare un acquisto.

Anche quando si guarda la pubblicità televisiva, il  pubblico televisivo fa una ricerca sul suo apparato mobile. E questa è una tendenza che colpisce i clienti a livello globale. 

Per un marketer quando si può considerare chiusa una vendita?

Se siete marketer problem solving evoluti avrete rispost: “quando il cliente riacquista”! Le altre risposte sono ormai obsolete. I prodotti che godono un buona brand reputation sul web consentono anche la trasparenza. I social media come facebook ed Instagram consentono ai clienti di mostrare e condividere la loro esperienza d’acquisto, che, se positiva  ispira altri clienti. Fate una navigata virtuale su  TripAdvisor e Yelp e osservate come i clienti si informano prima di scegliere un hotel! 

 

Sinergie olistiche

L’olismo (dal greco όλος, cioè “la totalità”, “globalità”) è una posizione teorica basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti.  Dal punto di vista “olistico”, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente dalla somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente.

Così, per abbracciare pienamente la connettività evolutiva abbiamo bisogno di comprendere appieno tutto il processo che è in grado di generare valore, per ogni impresa , olisticamente, fino ad ottenere una connettività esperienzialmente, sociale.

Ogni evoluzione è un destino

Se è pur vero i nativi digitali, sono oggi rappresentati dai clienti più giovani che sono stati i primi ad adottare la connettività, è sempre pur vero che stanno ispirando i consumatori  più adulti ad utilizzare il web per connettersi e informarsi prima di agire, prima di acquistare.  Così come ogni prodotto ha il suo ciclo di  vita, ogni mercato ha un suo ciclo di vita, anche ogni processo d’acquisto ha il suo ciclo di vita.  Nel corso del tempo, quelli che oggi sono i nativi digitali diventeranno la maggioranza e la connettività alla fine diventerà la nuova normalità. Problem Solving e la connettività evolutiva  delle strategie di marketing.

Contatto

Per noi ogni domanda è intelligente. Chiedi, non esitare.

Rif.: Branding Strategy Insider – Philip Kotler, tratto dal suo libro, Marketing 4,0 

Problem solving e la connetttività

 

La sfida Problem Solving 2017- Strategie Human to Human Programmatic ADV

La sfida Problem Solving 2017- Strategie Human to Human Programmatic ADV

Vogliamo andare oltre gli algoritmi

Aiutare i  nostri investitori in tutte le fasi della strategia di branding per identificare algoritmi  personalizzati su ogni target non più considerato come numero, ma come essere umano con  strategie Human to Human di Programmatic ADV

Da semplice Programmatic adv a Human to Human Programmatic ADV .

La programmatic ADV da risultati efficaci, occorre però lavorare per migliorare continuamente l’efficienza della campagne. 

Strategie Human to Human Programmatic ADV

E’ una sfida importante. 

Quando entro al bar sotto l’ufficio, Max, il barista, o la barista, Titti, mi danno il buongiorno personalizzato, “buongiorno Franco”, ormai da dieci anni, e sotto al mio ufficio di bar ce ne sono almeno sei. Ma il caffé, l’aperitivo, o la pausa pranzo la consumo lì. E non è il più vicino!

Potere delle relazioni.

Sarà il driver più importante per vincere la sfida 2017 per i nostri clienti è proprio questa.  Non disperdere nessuna impression, nessun click thrue, nessun engagement dei nostri clienti per innestare relazioni di lungo termine con tutte le persone coinvolte dalle  campagne dei nostri clienti.

E’ una vera e propria strategia che coinvolgerà tutto il team di comunicazione dei nostri clienti.

Strategie Human to Human Programmatic ADV

Smart Simplicity Strategy = autonomia + cooperazione

L’architettura della  smart strategia è illustrata nell’immagine:

7 passi per il 2017

Oggi è semplice, possibile, concretamente realizzabile e a costi contenuti seguendo questi 7 passi.

I passi sono semplici, vediamo quali sono, nel caso di una campagna diretta al mercato italiano:

  1. Si parte dal WEB, total digital audience nel mese di novembre, un bacino di 30,1 milioni di utenti, il 54,7% degli italiani dai due anni in su, online complessivamente per 54 ore e 51 minuti nel mese di novembre ’16. Nel giorno medio si sono collegati almeno una volta dai device rilevati (PC e mobile smartphone e tablet) 23,1 milioni di italiani.(Audiweb 11/2016)
  2. Problem Solving attua la  strategia di programmatic adv:
    1. azioni di targeting e retargeting continui, per passioni, desideri, interessi, del target focalizzando le emissioni dei banner anche solo ai singoli comuni di residenza del potenziale cliente (se siete il marketing manager di  una catena di punti vendita potete comprenderne l’importanza)
    2.  coordinando le azioni dei social media manager, anche dei clienti, tenendo sotto controllo i KPI di engagement fino ai minimi costi per per clic verso il website o landing page dei siti dei clienti
    3. creando il funnel, l’imbuto che raccoglie le “azioni” che motivano potenziali clienti a lasciare i loro dati di contatto, alcune informazioni chiave e l’autorizzazione a ricevere comunicazioni a mezzo mail, sms, messenger, o quant’altro sia in linea con la strategia di vendita del Cliente (data driven strategy).
  3. A questo punto i dati vengono sistematicamente ordinati e raccolti in un database. Il Cliente entra in possesso dei lead di persone umane che hanno dimostrato interesse per la sua proposta di vendita. Si inizia la lead generation! 
  4. Il database da solo è importante, ma per esplicitare le sue massime potenzialità necessita di esser un database relazionale, sei il nostro cliente ne è già dotato i dati vengono trasferiti al suo crm, mentre se non ne è dotato Problem Solving è in grado di gestirne uno dedicato e a costi estremamente contenuti.
  5. Da questo momento in poi, mentre continua l’attività di data driven e lead generation Problem Solving da inizio ad un piano editoriale di lungo respiro che permetta di contattare segmenti diversi di clienti potenziali utilizzando i lead contenuti nel crm con la potenzialità di diversificazione dei messaggi fino alla singola persona, in funzione delle risposte che nel tempo vengono capitalizzate nel crm stesso.
  6. Il feed back continua fino alla massima conversione tra clienti potenziali a clienti effettivi tenendo sempre sotto controllo il KPI più importante e complessivo di tutta la strategia che è il ROI di tutto l’investimento: da una parte aumentano il lead e dall’atra le conversioni fino all’empowerment complessivo del business dei nostri clienti. Strategie Human to Human Programmatic ADV
  7. Loyalty strategy: A questo punto  la conoscenza, strutturata, segmentata e profilata dei propri clienti, diventa il patrimonio, l’asset, più importante del Cliente di Problem Solving e supportati dalle colonne che reggono l’etica del business e della continua negoziazione win win con i propri clienti il Cliente di Problem Solving può acquisire una vera lerdership nel proprio mercato con il beneficio di aver internalizzato tutte le attività di media buying come molte importanti brand internazionali: Air France, Kellog’s, Netflix, Procter & Gamble,  etc. Strategie Human to Human Programmatic ADV
Business empowerment adv strategy
Le colonne del business che sorreggono l’etica del business e senza le quali non è possibile impostare nessuna loyalty strategy

Chiedici come accompagnare la tua impresa in questi semplici sette semplici passi, scalabili, con investimenti contenuti e, soprattutto sempre sotto controllo.

Per noi ogni domanda è intelligente. Chiedi, non esitare.

Social media team building. Virtualmente reale. Scopri come fare.

Come fare per creare campagne social media di successo?

Quattro passi per iniziare a creare un Social media team reale con l’aiuto delle tecnologie cloud virtuali

Passo uno

Al punto 3 della strategia Problem Solving  abbiamo illustrato come sia indispensabile creare un Social media team problem solving focalizzato al raggiungimento degli obiettivi di marketing del committente.

Sembra semplice se osserviamo l’immagine del punto 3 della strategia possiamo vedere le professionalità che sono coinvolte in una strategia di comunicazione in generale e di social media management in particolare.

Social media team

Passo 2

Il passo successivo, dopo aver identificato le professionalità necessarie ed indispensabili, sia all’interno dell’impresa committente, sai all’interno dell’agenzia è proprio quello di trasformare un gruppo di persone, che quotidianamente hanno ruoli e impegni diversi in un vero e proprio Social media team. Virtualmente reale!  con lo scopo di ottenere il massimo in termini di performance da parte di ogni singola professionalità

Passo 3

Il terzo passo è la condivisione e l’allineamento dei saperi fondamentali con una o più sessioni formative: un account d’agenzia deve conoscere le potenzialità ed  i limiti che può prospettare al committente così come le risorse interne dl committente è bene che condividano i parametri di misura delle campagne che si andranno a realizzare. Molte volte solo alla pronuncia di KPI si vedono pupille dilatarsi nel silenzio solido dell’incomprensione.

La keyword in questo caso è “condi-visione” delle strategie, degli obiettivi e dei sotto obiettivi da perseguire insieme e soprattutto dei tempi, delle attività e delle azioni che ogni partecipante al team eseguirà. Creando lo spirito ideale di team: stiamo insieme per divertirci a vincere verso i competitor! 

Anche se nel team son presenti professionalità e personalità  diverse occorre  riflettere s quanto sia importante di lavorare in contesti relazionali il più piacevoli possibili. Si mettono in gioco le meta-competenze o  le competenze trasversali che rappresenteranno il tratto distintivo del team,  creando un forte senso di identità su ogni componente del gruppo di lavoro.

Un tool molto efficace per facilitare la condivisione dei documenti è messo a disposizione da Google con Google suite, un ambiente cloud che permette di superare le barriere dei singoli server aziendali per avere sempre a disposizione, in ogni luogo e su tutti device i materiali, i calendari, i preventivi, le istruzioni e tutto ciò che è opportuno condividere tra:

  1. Team di marketing del committente
  2. Marketing specialist account
  3. Creativi
  4. Media planner
  5. Seo, Serp Specialist – Webmaster
  6. Social media manager

Gli strumenti di collaborazione aziendali offerti  da  GSuite spaziano dalla contabilità e finanza, all’amministrazione e gestione, al marketing e analisi di mercato, dalle Vendite e CRM fino a strumenti dedicati alla produttività, come strumenti creativi e  
sviluppo web e comunicazione, etc.  Se siete interessati a GSuite potete utilizzare questo codice promozionale 67EQR3U4KL7NM3P usufruendo di uno sconto del 20% sulla quota del primo anno.

Social media team

Passo 4

GSuite è un buon strumento virtuale, quello che più conta è invece l’allineamento delle persone verso obiettivi comuni e S.M.A.R.T. sincronizzando le energie individuali verso una sinergia collettiva che tenda all’efficienza della strategia per raggiungerli e trasformare un lavoro in cloud virtuale in risultati reali, tangibili e continuamente migliorabili.

Le tecnologie ci sono, quello che serve è sapere come applicarle.

Nel prossimo articolo approfondiremo le modalità necessarie per sviluppare le meta competenze trasversali indispensabili all’allineamento delle professionalità del Social media team.

Advertising on line. Da volare a scalare il budget di comunicazione.

Passare da un advertising analogico a uno digitale. Non si spende meno ma si controlla meglio

 
 

Sarà la rivoluzione che vivremo nei prossimi trent’anni.

Non lo dico io, anche se la rivoluzione la sto già vivendo in prima persona, passando dalla comunicazione classica – tv, radio, quotidiani – alla comunicazione digitale: l’ho appena letto in un articolo apparso su Prima Comunicazione, in una intervista a chi, questa rivoluzione, l’ha già vissuta e ha già affrontato l’innovazione che nasconde la rivoluzione delle regole dell’advertising. Jack Ma, Presidente del network digitale Alibaba che distribuisce in quasi tutto il mondo prodotti di manifattura cinese e non solo (se cercate un’extension per capelli o un cerchio in lega per la vostra auto, accomodatevi, tanto molti buyer della GDO acquistano da questo portale).

Dal palco dell’International Big Data Expo 2017, appena conclusosi a Guiyang, provincia sud occidentale di Guizhou, Jack Ma ha tracciato la sua visione: “I big data saranno la “fonte principale di energia in futuro” e, nell’arco dei prossimi 30 anni, provocheranno cambiamenti più profondi di quelli generati da Internet. Se metti da parte l’analisi dei dati, l’innovazione di ogni organizzazione è sostanzialmente una conchiglia vuota. L’esame dei big data permette di anticipare e pianificare e ha reso possibile ridefinire un’era di cambiamenti, sempre nel prossimo trentennio. Vendite al dettaglio ed e-commerce, istruzione, scienza, tecnologia e altre industrie saranno di fatto ridefinite: con l’intelligenza artificiale e i big data combinati, l’uomo non deve avere paura. In futuro, lavoreremo al massimo 4 ore al giorno, per non più di 3/4 giorni alla settimana”.

Advertising on line. Da volare a scalare il budget di comunicazione.

Torniamo qui, in Italia, nella nostra evoluzione quotidiana da agenzia di comunicazione.

Per gli account, in agenzia, si è sempre fatto così.  Si continua a fare così ma non è più così.

L’account, che sarebbe il responsabile clienti, in agenzia ha un ruolo vitale perché è la persona di relazione. Vende il risultato del processo di creazione del valore della comunicazione interno all’agenzia e i risultati del processo di awareness e di sviluppo del brand derivato dai piani media.

Utilizzando i media tradizionali, la “regola” è: massima copertura, massima frequenza di ripetizione del messaggio, massima pressione pubblicitaria al minor costo possibile. Le fonti dati disponibili sono solo su base statistica Auditel, Radiomonitor, Audipress e, più i target sono piccoli, maggiore è l’errore statistico.

Con la comunicazione digitale cambia tutto

Siamo nell’epicentro della rivoluzione: storytelling, piani editoriali, calendari editoriali, scrittura SEO per generare SERP, l’agenzia diventa editrice per i clienti, non servono più le concessionarie, da un’unica piattaforma si possono pubblicare campagne che con i loro banner inseguono i potenziali clienti che hanno lasciato tracce dell’interesse per il beneficio che si sta proponendo loro e tutto ciò viene fatto attraverso le loro personali navigazioni su social e web. Il target di comunicazione non è più profilato secondo criteri demografici bensì secondo attitudini ed interessi

La regola è cambiata: al cliente va venduto il valore dell’ engagement, del costo per clic, il valore delle conversioni, il valore del cliente fidelizzato. Sono parametri completamente diversi e rappresentano la punta dell’iceberg di un lavoro completamente nuovo, in molti casi più stimolante, perché misurabile nei risultati che produce  perché scalabile negli investimenti.

Cambiano la regole. Anche dentro la testa di un AD?

Avete mai provato a sponsorizzare una pagina di Facebook? Molti clienti, molti giovani marketer e molti account lo fanno, e cosa scoprono? Solleciti push della piattaforma di questo tenore: Ottieni più clic con € 3. Promuovi il tuo pulsante. Prenota subito per più persone.” Oppure, “Metti in evidenza il post per € 20. Il tuo post sta ottenendo risultati migliori rispetto al 80% dei post su quella pagina. Mettilo in evidenza con € 28 per raggiungere altre 59.000 persone”.

A questo punto vi chiedo di fare uno sforzo di immaginazione. Mettetevi nei panni di un marketer, di un product manager, di un Amministratore delegato, che è abituato a prezzi del tipo: 10.000 euro una pagina su un quotidiano nazionale, 25.000 euro per 30 secondi di spot durante “Striscia la notizia”, pianificazioni da 100.000 euro in su se no non si supera la soglia di visibilità. Che idea vi fate della prezzo della comunicazione social?

Non so voi che idea ve ne siete fatti, ma nel mondo dell’advertising è passata l’idea che fare comunicazione sul web costi poco. Siamo di fronte ad un salto paradigmatico enorme che avrà le stesse dimensioni della rivoluzione copernicana.

Durante il suo speech, al meeting annuale di IAB (Interactive Advertising Bureau) a Hollywood il 29 gennaio scorso, parlando di leadership un big del marketing internazionale, Marc Pritchard – Ceo in Procter & Gamble Corporation, ha dichiarato: “Ho fatto pulizia e stabilito nuove regole: se le agenzie vorranno esser pagate, non voglio più perdere tempo e denaro per una scadente catena del valore dei media” ed ha esortato gli altri operatori del settore a seguire il suo esempio.

Il salto sarà da volare a scalare cambiando gli investimenti

Le campagne di advertising classico sono state finora pianificate sui media tradizionali per flight, con una durata media di 15 giorni e da qui il paradigma del “volo” e l’impegno ad investire nel mese di pianificazione una parte considerevole dell’investimento a budget.

Le campagne digitali cambiano completamente l’aspetto dell’investimento. Invece di concentrare il budget in uno, due o al massimo tre flight all’anno, gli investimenti si possono diluire nel quotidiano, investendo piccole cifre e misurandone di volta in volta i risultati ottenuti; introducendo i concetti di retargeting e remarketing continuativi, l’advertising diviene un impegno quotidiano basato sui big data. Provate a scaricare il foglio di excel di un insight di una pagina di facebook (sono disponibili anche per il pizzaiolo sotto casa se ha un cugino che sa usare il pc) e scoprirete quanti dati avete a disposizione per migliorare il risultato dei 10-20 euro che state per investire su facebook.

Le offerte di facebooc fanno apparire il costo delle campagne estremamente convenieneti, ma non è così.La composizione del prezzo delle campagne social è per il 50-60% derivato dai costi di gestione dei calendari editoriali

Le offerte di facebook fanno apparire il costo delle campagne estremamente convenienenti, ma non è così. La composizione del prezzo delle campagne social è per il 50-60% derivato dai costi di gestione dei calendari editoriali.

La stessa cosa vale per Google analytics, per la programmatic e per la native advertising.

Dati, un’infinità di dati

Ma come trasformarli in informazioni per decidere? Il nuovo paradigma di scalare il successo ricorda le dinamiche della montagna, a piccoli passi quotidiani.

Il web advertising non costa meno dell’advertising classico: 1000 euro al giorno, investiti tra social e web advertising  per 365 giorni sono sempre 365.000 euro, come per un flight di una campagna televisiva su La7 di 15 giorni. La differenza è che l’editore diventa l’agenzia che, invece di vendere concetti ancora astratti come brand awareness, focalizza i suoi sforzi sulle azioni di vendita generate sul portale web del cliente e sul concreto ROI dell’investimento. Mi ricordo una frase che mi disse un concessionario d’auto: se spendo 40.000 euro per un’auto, me ne deve rendere almeno 100.000 in vendite fatte ai miei clienti.

Il paradigma del marketing non è cambiato, la regola è la stessa, le politiche di marketing devono creare profitto.

L’innovazione digitale, invece, sta rivoluzionando i paradigmi delle leve della promozione e della distribuzione e, quando cambiano i paradigmi, devono cambiare le regole.

Se si continua a fare così, perché si è sempre fatto così poi, alla fine non funziona più.

Photo credit: unsplash.com, Sergey Zolkin

Articolo  pubblicato  anche su http://www.informazionesenzafiltro.it/un-advertising-al-giorno-toglie-il-budget-di-torno/

Blog – Problem Solving

Il  Blog – Problem Solving

L’approccio Problem Solving parte da un focus group. Le origini della metodologia Focus Group, il punto di forza di Problem Solving per partire da subito col piede giusto. La tecnica  basata sui focus group, rappresenta uno degli strumenti classici di ricerca qualitativa. Il focus group è un metodo di intervista di gruppo strutturato elaborato dal sociologo americano Robert Merton durante la II guerra mondiale per valutare il morale dei soldati coinvolti nel conflitto bellico. Il marketing è guerra 🙂 verso  i competitor.   Un focus group costituisce una risorsa ideale per prendere decisioni. Condivise. Coinvolge normalmente un numero di partecipanti variabile tra i 6 e 12 a seconda della importanza degli obiettivi che sono in gioco e i partecipanti desiderano raggiungere. Le fasi di un Focus group

1) FORMING 2) STORMING
3) COMPROMISE  4) FOCUS

E’ importante infine costituire gruppi con partecipanti omogenei dal punto di vista delle conoscenze, mentre maggiori sono le competenze apportate più ampio sarà lo spettro delle soluzoni che il gruppo potrà apportare. Un Focus Group ha la durata minima di due ore e massima di quattro ore. Permette di focalizzare i gap esistenti tra la situazione comunicazionale attuale e la meta,la “visione” che le si vuole concretizzare attraverso l’ideazione, la progettazione e la realizzazione della campagne di comunicazione. Per approfondire gli aspetti di marketing, marketing relazionale e di comunicazione che caratterizzano le professionalità dei nostri manager potete visitare il sito “the future is open”.

Fate tutte le domande che desiderate qui:

Per noi ogni domanda è intelligente. Chiedi, non esitare.

Photo credit: unsplash.com @thoughtcatalog

Smarties di Problem Solving Relazionale

Smarties di Problem Solving Relazionale2

Perché Smarties di Problem Solving Relazionale?  Perché gli smarties son più dolci delle pillole e si prendono per piacere, per il loro sapore, il loro gusto di cioccolato, meglio delle pillole, le Smarties di Problem Solving relazionale possono rendere più piacevole il lavoro del marketer problem solver.

Smarties di Problem Solving Relazionale per entrare proattivamente nel mondo della comunicazione e nel marketing human to human.

Le generazioni nei posti di lavoro

Ogni età ha i suoi punti di forza e di debolezza.

Un’infografica publicata su “nova 24” illustra i dati di una ricerca  fatta negli USA che mostra quali skill potrebbero ricercare  i nuovi Millennials per ottenere punti di forza tali da superare la generazione x ebaby boomers più anziani.

Presenza esecutiva – capacità di generare profitto – capacità di adattamento – costi effettivi – competenze tecnologiche – saper costruire relazioni – problem solving – capacità di collaborare.

http://www.problem-solving.net/smarties-di-problem-solving-relazionale/

 Problem Solving Relazionale

Continua la lettura di Smarties di Problem Solving Relazionale

Problem solving e la fiducia nel futuro del marketing

Futuro del marketing: Pubblicata l’edizione 2017 della ricerca dell’ Osservatorio BtoB Marketing Forum 

futuro del marketing problem solving programmatic adv

I risultati non stupiscono e confermano la fiducia nel futuro del marketing problem solving:

L’ approccio multicanale delle strategie di marketing B2B, con un mix di strumenti classici, dagli eventi alle P.R. e strumenti digitali, dalla programmatic advertising al social selling, dal lead management al lancio nuovi prodotti e all’indispensabile utiluzzo di piattaforme di CRM per integrare la Marketing Automation e ottimizzare le azioni di Marketing Analytics.futuro del marketing

Il 44% delle risposte indica come inadeguato lo staff aziendale alle esigenze e agli obiettivi delle proprie organizzazioni, mentre, per il 60,6% degli intervistati il budget di marketing tenderà a crescere nei prossimi 2-3 anni.

futuro del marketing

A questo punto sembra che la scelta ideale per le organizzazioni che desiderano adeguare le proprie risorse di staff sia l’outsourcing, ovvero la ricerca di strutture come la nostra in grado di offrire consulenza ed operatività, in termini di ritorno dell’investimento previsto, attraverso  lead management, ritenuto principale asset nel marketing human to human  dal 44% degli intervistati dichiara che la principale
sfida è migliorare i processi di lead management, l’assistenza nel lancio nuovi prodotti, indicato dal 31% degli intervistati, nell’implementazione di piattaforme di  CRM, indicato imprescindibile  dal 29% degli intervistati.

Problem solving è in grado di offrire i principali benefici evidenziati della ricerca
dal customer engagement, allo sviluppo di opportunità di cross e upselling, fino alle strategie di gestione efficace delle multicanalità.

futuro del marketing problem solving

futuro del marketing

Scarica qui i risultati-osservatorio-marketing-b2b-2017

Per noi ogni domanda è intelligente. Chiedi, non esitare.

Photo credit: unsplash.com, Jimmy-Chang

 

 

Problem Solving -Programmatic ADV e l’ Ad exchange.

Tutti potenziali clienti a portata di clic 

Problem Solving -Programmatic ADV e l’ Ad exchange.

Problem Solving -Programmatic ADV e l' Ad exchange.

Alcune delle principali piattaforme di exchange adv utilizzate da Problem Solving su piattaforma Turbo ADV

 

Problem Solving vi spiega la Programmatic ADV e l’ Ad exchange. Le piattaforme di exchange adv sono le piattaforme all’interno delle quali avviene concretamente l’incontro tra la domanda e l’offerta pubblicitaria.Problem Solving -Programmatic ADV e l’ Ad exchange. 

In queste piattaforme avviene lo scambio di vendita ed acquisto degli spazi e dei tempi pubblicitari e dove si crea la campagna pubblicitaria, in maniera totalmente automatizzata.

Problem Solving -Programmatic ADV e l’ Ad exchange.

Come avviene l’assegnazione dello spazio pubblicitario?

  1. Viene  decisa in base a un’asta (bid) , normalmente in Real Time Bid:
    Gli editori fissano sugli ad exchange un prezzo minimo per gli spazi che mettono a disposzione per determinati periodi di tempo creando così le loro inventory impostando eventualmente dei filtri per includere od escluder alcuni inserzionisti.  O con competitori, oppre perché hanno già dei contratti diretti con alcuni clienti, preferendo o eliminando categorie di aziende  in funzione dell’allineamento con le loro politiche editoriali. Problem Solving -Programmatic ADV e l’ Ad exchange.
  2. Attraverso la piattaforma Turbo ADV,  Problem solving crea sulla piattaforma la campagna per i propri clienti, utenti, fissando il target, il prezzo massimo che si è concordato a priori col cliente, generalmente a costo per mille impression (CPM),  impostando i  formati degli avvsi (banner statici o dinamici).

Sugli ad exchange possono anche essere attivati dei trading diretti tra inserzionista ed editore, sulla base di prezzi fissi precedentemente negoziati.

Esistono ad exchange “open” e “private“, in base alla possibilità che tutti gli advertiser, o solo alcuni preventivamente selezionati, possano essere ammessi a partecipare alle aste sulla piattaforma.

A questo punto, è possibile con una acuta profilazione del target e segmentazione di generi ed inventori raggiungere potenziali clienti in quasi tutto il mondo.

In ultima analisi il programmatic offre molti vantaggi, ma le campagne devono essere seguite da persone competenti che conoscono bene il mercato.

Per approfondire non esitate a contattarci.

Per noi ogni domanda è intelligente. Chiedi, non esitare.

Problem Solving -Programmatic ADV  e  l’ Ad exchange.

Per scoprire come creare engagement e traffico web nel modo pià economico, efficiente e semplice clicca qui.

 

 

Photo Credit: unsplash.com Thomas Lefebvre
 

viewabilty visibilità e trasparenza nelle strategie di programmatic adv problem solving

Viewabilty, visibilità e trasparenza nelle strategie di programmatic adv

Cosa ne pensa Problem Solving in merito?

Per ogni campagna programmatic adv problem solving suggerisce una strategia completa!

Solo con una strategia completa si possono garantire risultati in termini di ROI quantificabile, misurabile. Le tecnologie aiutano, ma dipende dall’uso che se si fa. Impresion, viewability, clic, customer experience sul sito del cliente, engagement e azioni fatte per acquisire lead o vendere sono le metriche vogliamo utilizzare. Il resto è solo il contrario della comunicazione: il caos dei dati, senza informazioni utili per decidere, e noi con programmatic adv problem solving lo sappiamo e lo spieghiamo ai nostri clienti. Come se avessero  5 anni. programmatic adv problem solving

Immaginate di dover ricaricare il telefono all’interno di una casa che ha 200 prese elettriche diverse.

In ogni presa c’è il potenziale, ma dovete trovare quella giusta per la spina del vostro caricatore.

Varie autorità garanti del mercato pubblicitario USA come  Media Ratings Council,  l’Interactive Advertising Burea,  hanno già raccomandato definizioni per impression “visualizzabili”,anche se gli editori assumono ancora diverse tecnologie per misurarle. programmatic adv problem solving

Se per i marketer questo è esasperante non aiuta gli editori nel confronto delle piattaforme com Facebook che utilizza a stessa tecnologia per misurare la visibilità sui suoi 1,86 miliardi di utenti.

La società di misurazione visibilità Moat fornisce circa 200 diversi parametri di visualizzazione e circa 200 diverse metriche video. GroupM, il più grande acquirente di annunci WEB  al mondo ne utilizza solo  cinque. Ma le campagne pubblicitarie eseguite da altri acquirenti potrebbero usare metriche completamente diverse.

Ora l’IAB Tech Lab si propone di colmare questa lacuna visibilità tecnologia con la creazione di uno standard di tecnologia unificante aperta per misurare visibilità che può essere utilizzato da chiunque nella pubblicità digitale.

programmatic adv problem solving

 

programmatic adv viewability

Dopo centinaia di interviste e cross-industry meeting, focus group i marketing manager USA hanno determinato che è meglio misurare gli investimenti pubblicitari dalle semplici impresion al concetto di “visibilità” delle campagne WEB digitali  mettendo i media digitali alla pari con altri mezzi di comunicazione in cui la visibilità (OTS) è un punto fermo per poterne misurare la pressione pubblicitaria (GRP).

 Siamo ancora lontani da una omogeneizzazione dei dati di valutazione delle campagne on-line.

 Linee guida della misurazione delle impression

In data: 12/2016 lo IAB (Interactive Advertising Bureau), l’MRC (Media Rating Council), e l’MMA (Mobile Marketing Association), con il supporto tecnico di esperti del Laboratorio di Tecnologia IAB, ha rilasciato importanti revisioni alle lineeguida  di misura Mobile In-App  

Sono cambiamenti che promuovono una misurazione della pubblicità digitale migliore e con programmatic adv problem solving ne siamo completamente coscienti.

I nuovi orientamenti sposteranno le in-app mobili  da un minimo “count-on-download” ad  una unità minima di misura dell’ impression “count-on-dall’inizio” dell’ annuncio.

I riferimenti alle impression “erogate” sono state rimosse dagli orientamenti proposti, sostituendoli con il concetto di calcolo delle impressioni event-driven che esprimono  un maggiore potenziale per una “opportunità di essere visualizzate ” da parte drll’ utente finale.

L’ambito di applicazione è per ora limitato agli annunci visualizzati nelle applicazioni su dispositivi mobili. e la misurazionedi  impression per gli annunci visualizzati in web mobile, che possono includere i siti web ottimizzati per dispositivi mobili, applicazioni web (WAP), o altri contenuti basati su browser visualizzati in un dispositivo mobile. Sono esclusi dal queste linee guida qualsiasi pubblicità mobile non Web come applicazioni di messaggistica (SMS e MMS), applicazioni mobili, e varie forme di audio mobile e video.
“Così la comunanza della tecnologia dà tutto la possibilità di scegliere lo standard per la negoziazione”, ha detto Joe Barone, managing partner di operazioni pubblicitarie digitali a GroupM. “Un editore può accettare i termini o rifiutare i termini.”
Nel caso in cui tale standard tecnologico essere realizzato con visibilità, potrebbe anche permettere di marketing di eseguire campagne su larga scala con centinaia di importanti editori in modo rapido ed ancora ottenere misure di visibilità facilmente digeribili.

Per ora, però, se non si chiude il processo di comunicazione-azione del funnel completo, siamo in alto mare!

programmatic adv problem solving

Per noi ogni domanda è intelligente. Chiedi, non esitare.

Photo credit: unsplash.com Austin-Neil

Il costo di una campagna di programmatic adv dipende dagli obiettivi di marketing

Qual è il costo di una campagna di programmatic advertising?

marketing programmatic advertising

Il costo di una campagna programmatic adv dipende dagli  obiettivi di marketing e dai KPI che vuoi raggiungere.

Se vuoi farti conoscere, e hai solo obiettivi di awareness e vuoi far  conoscere il tuo prodotto od il tuo servizio, tra i 2,5 ed 5 euro x 1000 visualizzazioni dei tuoi banner, che ragiungeranno solo delle persone che sono interessate alla tua offerta e nelle aree geografiche che maggiormente vuoi raggiungere.programmatic advertising

programmatic advertising

Se i tuoi obiettivi di marketing sono focalizzati sulla generazione di di traffico sul tuo sito WEB, e con la campagna di programmatic adv vuoi attrarre persone che, cliccando sui banner atterreranno sul tuo sito web, il  prezzo è compreso tra 0,5 euro e 15,00 euro a clic. Dipende dalla tua strategia di marketing e del mercato in cui vuoi agire.  In ogni caso ogni strategia di programmatic adv permette comunque di determinare a priori il costo per clic.

programmatic advertising

Hai obiettivi di marketing  più complessi? Se vuoi che i vistatori che arrivano sul tuo sito web e  compiano una di azione sul sito web, come, ad esempio, rimpire un form, lasciare nome, cognome, luogo di residenza ed un mail per  generare un contatto da inserire nel tuo database, il costo potrà variare tra 1,00 euro  fino anche a 20,00 euro ad azione completata.  Anche in questo caso si può determinare a priori il prezzo, in conseguenza della tua strategia di marketing. Più è semplice l’azione da chiedere, meno costerà. 

Hai invece obiettivi di conversione, ovvero vuoi misurare la campagna in funzione delle vendite dirette on-line dal tuo sito di e-commerce?

In questo caso il prezzo è determinato dal tuo  communication mix in quanto l’acquisto dipende dall’ultimo clic che lo ha generato, anche se il suo sito è stato già visitato prima, più volte, quindi è necessaria una analisi più approfondita dei dati di visita e ritorno al sito prima dell’azione d’acquisto.

Il costo per la consulenza di progettazione marketing per determinare con precisione gli obiettivi della strategia e i KPI da raggiungere è di una giornata lavorativa di Problem Solving, una tantum per ogni campagna.

Il costo di consulenza per ogni campagna viene in seguito all’accettazione della progettazione e varia tra un minimo di ½ giornata lavorativa ad un massimo 2 giornate lavorative ogni 15 gg. di campagna, indispensabili per concretizzare le azioni di  retargeting e remarketing.

programmatic advertising

Retargeting

Attuazione di tutte le modifiche necessarie per ottimizzare inventory dei domini di pubblicazione dei banner  e delle directory di interesse per ridurre il costo per impression ed il costo per clic.

Remarketing

Eliminazione delle visualizzazioni dei banner a tutti i coloro che hanno già effettuato l’azione prevista sul sito del cliente.

Sigle dei KPI (Key Performance Index)

CxM= costo per 1000 visualizzazioni dei banner

CxC= costo per clic

CxA = costo per azione sul sito

Cxconversione= costo per ogni acquisto effettuato sul sito od acquisizione di lead.

Qui vedi come si possono  raggiungere i tuoi potenziali clienti attraverso i loro interessi e le loro passioni, perché il web conosce i comportamenti delle persone e programmatic adv li sa intercettare e, con una buona creatività si possono attrarre e motivare a decidere ad agire, ad acquistare.

Qui il calcolatore IAB per prevedere i costi ed i KPI ottenibili.

Per noi ogni domanda è intelligente. Chiedi, non esitare.

Marketing Consultant Problem Solving

Problem Solving E' un Centro Media, specializzato nella risoluzione dei problemi in ambito di comunicazione... Virale