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Social media team building. Virtualmente reale. Scopri come fare.

Come fare per creare campagne social media di successo?

Quattro passi per iniziare a creare un Social media team reale con l’aiuto delle tecnologie cloud virtuali

Passo uno

Al punto 3 della strategia Problem Solving  abbiamo illustrato come sia indispensabile creare un Social media team problem solving focalizzato al raggiungimento degli obiettivi di marketing del committente.

Sembra semplice se osserviamo l’immagine del punto 3 della strategia possiamo vedere le professionalità che sono coinvolte in una strategia di comunicazione in generale e di social media management in particolare.

Social media team

Passo 2

Il passo successivo, dopo aver identificato le professionalità necessarie ed indispensabili, sia all’interno dell’impresa committente, sai all’interno dell’agenzia è proprio quello di trasformare un gruppo di persone, che quotidianamente hanno ruoli e impegni diversi in un vero e proprio Social media team. Virtualmente reale!  con lo scopo di ottenere il massimo in termini di performance da parte di ogni singola professionalità

Passo 3

Il terzo passo è la condivisione e l’allineamento dei saperi fondamentali con una o più sessioni formative: un account d’agenzia deve conoscere le potenzialità ed  i limiti che può prospettare al committente così come le risorse interne dl committente è bene che condividano i parametri di misura delle campagne che si andranno a realizzare. Molte volte solo alla pronuncia di KPI si vedono pupille dilatarsi nel silenzio solido dell’incomprensione.

La keyword in questo caso è “condi-visione” delle strategie, degli obiettivi e dei sotto obiettivi da perseguire insieme e soprattutto dei tempi, delle attività e delle azioni che ogni partecipante al team eseguirà. Creando lo spirito ideale di team: stiamo insieme per divertirci a vincere verso i competitor! 

Anche se nel team son presenti professionalità e personalità  diverse occorre  riflettere s quanto sia importante di lavorare in contesti relazionali il più piacevoli possibili. Si mettono in gioco le meta-competenze o  le competenze trasversali che rappresenteranno il tratto distintivo del team,  creando un forte senso di identità su ogni componente del gruppo di lavoro.

Un tool molto efficace per facilitare la condivisione dei documenti è messo a disposizione da Google con Google suite, un ambiente cloud che permette di superare le barriere dei singoli server aziendali per avere sempre a disposizione, in ogni luogo e su tutti device i materiali, i calendari, i preventivi, le istruzioni e tutto ciò che è opportuno condividere tra:

  1. Team di marketing del committente
  2. Marketing specialist account
  3. Creativi
  4. Media planner
  5. Seo, Serp Specialist – Webmaster
  6. Social media manager

Gli strumenti di collaborazione aziendali offerti  da  GSuite spaziano dalla contabilità e finanza, all’amministrazione e gestione, al marketing e analisi di mercato, dalle Vendite e CRM fino a strumenti dedicati alla produttività, come strumenti creativi e  
sviluppo web e comunicazione, etc.  Se siete interessati a GSuite potete utilizzare questo codice promozionale 67EQR3U4KL7NM3P usufruendo di uno sconto del 20% sulla quota del primo anno.

Social media team

Passo 4

GSuite è un buon strumento virtuale, quello che più conta è invece l’allineamento delle persone verso obiettivi comuni e S.M.A.R.T. sincronizzando le energie individuali verso una sinergia collettiva che tenda all’efficienza della strategia per raggiungerli e trasformare un lavoro in cloud virtuale in risultati reali, tangibili e continuamente migliorabili.

Le tecnologie ci sono, quello che serve è sapere come applicarle.

Nel prossimo articolo approfondiremo le modalità necessarie per sviluppare le meta competenze trasversali indispensabili all’allineamento delle professionalità del Social media team.

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Advertising on line. Da volare a scalare il budget di comunicazione.

Passare da un advertising analogico a uno digitale. Non si spende meno ma si controlla meglio

 
 

Sarà la rivoluzione che vivremo nei prossimi trent’anni.

Non lo dico io, anche se la rivoluzione la sto già vivendo in prima persona, passando dalla comunicazione classica – tv, radio, quotidiani – alla comunicazione digitale: l’ho appena letto in un articolo apparso su Prima Comunicazione, in una intervista a chi, questa rivoluzione, l’ha già vissuta e ha già affrontato l’innovazione che nasconde la rivoluzione delle regole dell’advertising. Jack Ma, Presidente del network digitale Alibaba che distribuisce in quasi tutto il mondo prodotti di manifattura cinese e non solo (se cercate un’extension per capelli o un cerchio in lega per la vostra auto, accomodatevi, tanto molti buyer della GDO acquistano da questo portale).

Dal palco dell’International Big Data Expo 2017, appena conclusosi a Guiyang, provincia sud occidentale di Guizhou, Jack Ma ha tracciato la sua visione: “I big data saranno la “fonte principale di energia in futuro” e, nell’arco dei prossimi 30 anni, provocheranno cambiamenti più profondi di quelli generati da Internet. Se metti da parte l’analisi dei dati, l’innovazione di ogni organizzazione è sostanzialmente una conchiglia vuota. L’esame dei big data permette di anticipare e pianificare e ha reso possibile ridefinire un’era di cambiamenti, sempre nel prossimo trentennio. Vendite al dettaglio ed e-commerce, istruzione, scienza, tecnologia e altre industrie saranno di fatto ridefinite: con l’intelligenza artificiale e i big data combinati, l’uomo non deve avere paura. In futuro, lavoreremo al massimo 4 ore al giorno, per non più di 3/4 giorni alla settimana”.

Advertising on line. Da volare a scalare il budget di comunicazione.

Torniamo qui, in Italia, nella nostra evoluzione quotidiana da agenzia di comunicazione.

Per gli account, in agenzia, si è sempre fatto così.  Si continua a fare così ma non è più così.

L’account, che sarebbe il responsabile clienti, in agenzia ha un ruolo vitale perché è la persona di relazione. Vende il risultato del processo di creazione del valore della comunicazione interno all’agenzia e i risultati del processo di awareness e di sviluppo del brand derivato dai piani media.

Utilizzando i media tradizionali, la “regola” è: massima copertura, massima frequenza di ripetizione del messaggio, massima pressione pubblicitaria al minor costo possibile. Le fonti dati disponibili sono solo su base statistica Auditel, Radiomonitor, Audipress e, più i target sono piccoli, maggiore è l’errore statistico.

Con la comunicazione digitale cambia tutto

Siamo nell’epicentro della rivoluzione: storytelling, piani editoriali, calendari editoriali, scrittura SEO per generare SERP, l’agenzia diventa editrice per i clienti, non servono più le concessionarie, da un’unica piattaforma si possono pubblicare campagne che con i loro banner inseguono i potenziali clienti che hanno lasciato tracce dell’interesse per il beneficio che si sta proponendo loro e tutto ciò viene fatto attraverso le loro personali navigazioni su social e web. Il target di comunicazione non è più profilato secondo criteri demografici bensì secondo attitudini ed interessi

La regola è cambiata: al cliente va venduto il valore dell’ engagement, del costo per clic, il valore delle conversioni, il valore del cliente fidelizzato. Sono parametri completamente diversi e rappresentano la punta dell’iceberg di un lavoro completamente nuovo, in molti casi più stimolante, perché misurabile nei risultati che produce  perché scalabile negli investimenti.

Cambiano la regole. Anche dentro la testa di un AD?

Avete mai provato a sponsorizzare una pagina di Facebook? Molti clienti, molti giovani marketer e molti account lo fanno, e cosa scoprono? Solleciti push della piattaforma di questo tenore: Ottieni più clic con € 3. Promuovi il tuo pulsante. Prenota subito per più persone.” Oppure, “Metti in evidenza il post per € 20. Il tuo post sta ottenendo risultati migliori rispetto al 80% dei post su quella pagina. Mettilo in evidenza con € 28 per raggiungere altre 59.000 persone”.

A questo punto vi chiedo di fare uno sforzo di immaginazione. Mettetevi nei panni di un marketer, di un product manager, di un Amministratore delegato, che è abituato a prezzi del tipo: 10.000 euro una pagina su un quotidiano nazionale, 25.000 euro per 30 secondi di spot durante “Striscia la notizia”, pianificazioni da 100.000 euro in su se no non si supera la soglia di visibilità. Che idea vi fate della prezzo della comunicazione social?

Non so voi che idea ve ne siete fatti, ma nel mondo dell’advertising è passata l’idea che fare comunicazione sul web costi poco. Siamo di fronte ad un salto paradigmatico enorme che avrà le stesse dimensioni della rivoluzione copernicana.

Durante il suo speech, al meeting annuale di IAB (Interactive Advertising Bureau) a Hollywood il 29 gennaio scorso, parlando di leadership un big del marketing internazionale, Marc Pritchard – Ceo in Procter & Gamble Corporation, ha dichiarato: “Ho fatto pulizia e stabilito nuove regole: se le agenzie vorranno esser pagate, non voglio più perdere tempo e denaro per una scadente catena del valore dei media” ed ha esortato gli altri operatori del settore a seguire il suo esempio.

Il salto sarà da volare a scalare cambiando gli investimenti

Le campagne di advertising classico sono state finora pianificate sui media tradizionali per flight, con una durata media di 15 giorni e da qui il paradigma del “volo” e l’impegno ad investire nel mese di pianificazione una parte considerevole dell’investimento a budget.

Le campagne digitali cambiano completamente l’aspetto dell’investimento. Invece di concentrare il budget in uno, due o al massimo tre flight all’anno, gli investimenti si possono diluire nel quotidiano, investendo piccole cifre e misurandone di volta in volta i risultati ottenuti; introducendo i concetti di retargeting e remarketing continuativi, l’advertising diviene un impegno quotidiano basato sui big data. Provate a scaricare il foglio di excel di un insight di una pagina di facebook (sono disponibili anche per il pizzaiolo sotto casa se ha un cugino che sa usare il pc) e scoprirete quanti dati avete a disposizione per migliorare il risultato dei 10-20 euro che state per investire su facebook.

Le offerte di facebooc fanno apparire il costo delle campagne estremamente convenieneti, ma non è così.La composizione del prezzo delle campagne social è per il 50-60% derivato dai costi di gestione dei calendari editoriali

Le offerte di facebook fanno apparire il costo delle campagne estremamente convenienenti, ma non è così. La composizione del prezzo delle campagne social è per il 50-60% derivato dai costi di gestione dei calendari editoriali.

La stessa cosa vale per Google analytics, per la programmatic e per la native advertising.

Dati, un’infinità di dati

Ma come trasformarli in informazioni per decidere? Il nuovo paradigma di scalare il successo ricorda le dinamiche della montagna, a piccoli passi quotidiani.

Il web advertising non costa meno dell’advertising classico: 1000 euro al giorno, investiti tra social e web advertising  per 365 giorni sono sempre 365.000 euro, come per un flight di una campagna televisiva su La7 di 15 giorni. La differenza è che l’editore diventa l’agenzia che, invece di vendere concetti ancora astratti come brand awareness, focalizza i suoi sforzi sulle azioni di vendita generate sul portale web del cliente e sul concreto ROI dell’investimento. Mi ricordo una frase che mi disse un concessionario d’auto: se spendo 40.000 euro per un’auto, me ne deve rendere almeno 100.000 in vendite fatte ai miei clienti.

Il paradigma del marketing non è cambiato, la regola è la stessa, le politiche di marketing devono creare profitto.

L’innovazione digitale, invece, sta rivoluzionando i paradigmi delle leve della promozione e della distribuzione e, quando cambiano i paradigmi, devono cambiare le regole.

Se si continua a fare così, perché si è sempre fatto così poi, alla fine non funziona più.

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Photo credit: unsplash.com, Sergey Zolkin

Articolo  pubblicato  anche su http://www.informazionesenzafiltro.it/un-advertising-al-giorno-toglie-il-budget-di-torno/

Smarties di Problem Solving Relazionale

Smarties di Problem Solving Relazionale2

Perché Smarties di Problem Solving Relazionale?  Perché gli smarties son più dolci delle pillole e si prendono per piacere, per il loro sapore, il loro gusto di cioccolato, meglio delle pillole, le Smarties di Problem Solving relazionale possono rendere più piacevole il lavoro del marketer problem solver.

Smarties di Problem Solving Relazionale per entrare proattivamente nel mondo della comunicazione e nel marketing human to human.

Le generazioni nei posti di lavoro

Ogni età ha i suoi punti di forza e di debolezza.

Un’infografica publicata su “nova 24” illustra i dati di una ricerca  fatta negli USA che mostra quali skill potrebbero ricercare  i nuovi Millennials per ottenere punti di forza tali da superare la generazione x ebaby boomers più anziani.

Presenza esecutiva – capacità di generare profitto – capacità di adattamento – costi effettivi – competenze tecnologiche – saper costruire relazioni – problem solving – capacità di collaborare.

http://www.problem-solving.net/smarties-di-problem-solving-relazionale/

 Problem Solving Relazionale

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Cambia la SERP Google.

Cambia la SERP Google.

Vediamo come Cambia la SERP Google per il web marketing manager. Come la conosciamo oggi è incredibilmente diversa da quella che era anche solo pochi anni fa.
E continuerà a cambiare, come le nuove tecnologie, i canali, la concorrenza, e gli approcci per poter entrare nell’arena competitiva.

Cambia la SERP di Google.

Come è cambiato l’algoritmo della SERP Google?

Se per le vostre campagne utilizzate Google, avrete notato che la guida a destra, dove prima erano visualizzate le informazioni pay-per-click, non c’è più.
Dal 22 febbraio, lunedì, Google ha deciso di cambiare le modalità di visualizzazione degli annunci nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca. In pratica come è cambiato l’algoritmo della SERP di Google?

Precedentemente gli annunci Google AdWords a pagamento apparivano nelle tre posizioni prima dei risultati organici di ricerca, lungo l’intero lato destro della pagina e in basso.
Gli annunci che apparivano a destra consentivano l’apparizione per più inserzionisti nell’ ambita prima pagina di Google.

Una penalizzazione per i  budget minori?

I clienti con budget limitati, a causa delle modalità di vendita all’asta di AdWords spesso si trovavano visibili in basso a destra, posizione molto più conveniente delle posizioni in alto a sinistra, nelle prime tre posizioni.
Questo cambiamento influenzerà notevolmente il modo di gestire e ottimizzare le prossime campagne Pay per Click.
I dettagli sul cambiamento essenzialmente saranno i seguenti:
Non ci saranno più annunci di testo sulla destra della pagina nei risultati di ricerca su desktop.

Meno annunci in prima fila

Google servirà quattro annunci di testo invece di tre nell’area principale sopra i risultati organici oltre alle “query altamente commerciali.”
Tre annunci di testo verranno visualizzati nella parte inferiore della SERP.
Il numero totale di annunci di testo che apparirà su una SERP si ridurrà da 11 ad un massimo di 7.
Google metterà in vendita blocchi di annunci e pannelli descrittivi del prodotto (a volte con gli annunci, come i test continueranno ad essere presenti in questi spazi) e saranno mostrati nella guida a destra a seguito di query pertinenti.
Questi aggiornamenti saranno esposti a rotazione permanente e in tutto il mondo sia su Google.com sia nei suoi partner di ricerca, anche se non tutti avranno a disposizione la barra laterale.
A seguito del cambiamento del motore Google diventa necessario cambiare le modalità di pianificazione delle campagne Adwords.
Seguiteci che prossimamente daremo qui qualche consiglio utile alla ottimizzazione e focalizzazione delle pianificazioni.

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Marketing Problem Solving

Marketing  Problem Solving

Il marketing è un termine inglese, spesso abbreviato in mktg e, come cita anche Wikipedia, nel mercato italiano, è inteso anche come commercializzazione, mercatistica. Problem Solving, invece indica più propriamente l’insieme dei processi atti ad analizzare, affrontare e risolvere positivamente situazioni problematiche. Marketing Problem Solving è un connubio irrinunciabile.

Il termine Marketing prende origine dall’inglese market (mercato), cui viene aggiunta la desinenza del gerundio per indicare la partecipazione attiva, cioè l’azione sul mercato stesso da parte delle imprese. 

Più semplicemente…

We make our business marketing.

Marketing  Problem solving, off course.

Cambia la domanda, si cambia l’offerta sul mercato.

Vuoi contattarci?

E il cambiamento continuo della domanda e delle modalità di soddisfazione della domanda genera… problemi da risolvere per tutte le politiche del marketing mix.

Problemi di innovazione di prodotto, problemi di posizionamento di prezzo, problemi di marginalità, problemi negoziali con i canali distributivi dal web ai PV sia della distribuzione organizzata sia di quella tradizionale, problemi di posizionamento del brand nella mente di clienti, potenziali clienti, influenzatori, responsabili degli acquisti, utilizzatori dei prodotti e dei servizi.

L’approccio Problem Solving al Marketing  rappresenta  pertanto il modello di approccio al mercato ideale per anticipare il cambiamento continuo degli atteggiamenti e dei comportamenti d’acquisto dei clienti.

Il miglioramento continuo delle esecuzioni delle politiche di brand awareness, si basa su piani di comunicazione strettamente sincronizzati alle politiche di prodotto, di prezzo e di distribuzione.

Il metodo Marketing Problem Solving applicato alle strategie di comunicazione parte dalla condivisioni degli obiettivi di marketing dei nostri clienti per i quali ideiamo e progettiamo le strategie e le tattiche ideali per raggiungerli.

Dalle analisi più classiche socio demografiche delle aree geografiche di distribuzione di prodotti e servizi, alle analisi del target di riferimento, perché la comunicazione è ormai Human to Human. Tenendo sotto controllo le azioni della concorrenza e creando il mediamix ottimale con la massima efficacia per raggiungere il target con la frequenza indispensabile  per generare insight e memorizzazione del brand.

Dalle strategie di Social Media Marketing finalizzate a generare visibilità, coinvolgimento  sui social media, attraverso la presenza dei brand in comunità virtuali.

Social Media Optimization -WEB Marketing  Problem Solving

Il Social Media Marketing Problem Solving utilizza una serie di Tecniche che vanno dalla gestione dei rapporti online come le pubbliche relazioni PR 2 all’ottimizzazione delle pagine web concepite appositamente in funzione degli algoritmi utilizzati dai social media . Un gestione della comunicazione integrata, a due vie, che utilizza le “tribù” di clienti, di cliente potenziali, come suggeritori e come coocreatori delle innovazioni di comunicazione, fino a poter diventare coocreatori dei prodotti ideali per soddisfare i loro bisogni latenti ed emergenti.

Possiamo interagire con le diverse piattaforme che il Web 2.0 ha messo e mette continuamente a disposizione da Facebook a Youtube, da Twitter a Instagram, da Linkedin a Google Plus.

Vuoi contattarci?

Partiamo sempre con la meta in testa

Raggiungere  i KPI concordati degli obiettivi di marketing, non solo di comunicazione.

Arriviamo all’engagement dei potenziali clienti attraverso la creazione dei funnel indispensabili  creando le  conversazioni con utenti/consumatori e instaurare una relazione fiduciaria di affinità valoriale con i prodotti dei nostri Clienti. Sempre tenendo sotto controllo la reputazione del brand nel mondo virtuale per arrivare alle conversioni in azioni a favore del brand: dal traffic building nei PV fino alla vendita on line.

E quando servono sappiamo gestire con efficacia ed efficienza i media classici

Dalla televisione al cinema, dalla radio alla ormai maturi periodici e quotidiani, dalle impattanti affissioni al mailing postale.

Sempre con la massima pressione pubblicitaria al minimo costo per GRP. (Gross Rating Point) indice che misura la pressione pubblicitaria generata dai media tradizionali sul target di riferimento, Meno costa, maggiore è l’efficienza di un piano di comunicazione.

http://www.problem-solving.net/marketing-problem-solving

Theory of Constraints

Per comprendere l’impatto dei vincoli comuni sul metodo di marketing problem solving, è necessario essere consapevoli dei due vincoli principali  nell’ambiente  imprenditoriale.

Superiamo con tecniche sperimentate di Focus Group i vincoli al Marketing Problem Solving.

La teoria dei Constrains postula l’idea che ogni processo aziendale ha insiti in sé stesso qualche tipo di vincoli.  Trovare e isolare i vincoli vincolo è il primo passo che possiamo realizzare per iniziare la soluzione dei problemi di marketing. Una volta che il vincolo è rimosso o migliorato, allora l’intero processo di Marketing Problem Solving può essere migliorata.

Time Constraints

Vincoli di tempo
Da professionisti del marketing  lavoriamo spesso con scadenze temporali pianificate e siamo in grado di mettere insieme un piano di marketing efficace ed efficiente, ideato e  progettato per raggiungere i target di comunicazione in periodo di tempo brevi.

Una corretta e precisa pianificazione condivisa col team Problem Solving ci permette di lavorare con serenità: impiegiamo il 20% del tempo a disposizione per pianificare e programmare il restante 80% del tempo utile. Evitiamo di lavorare con urgenza per le attività importanti.

Policy and Procedure

Policy e procedure
La politica aziendale e le procedure relative necessarie per conformarsi a tale politica rappresentano spesso un freno ai processi Problem Solving

Le Policy aziendali possono rappresentare un vincolo materiale allo sviluppo del pensiero creativo all’interno dell’impresa anche se esso è endemico ed indispensabile in qualsiasi processo di problem solving.

Da professionisti esterni, in quanto liberi dalle procedure interne all’impresa, possiamo essere considerati dal management come i catalizzatori del cambiamento all’interno dell’impresa motivando all’azione i collaboratori interni.

Vuoi contattarci?

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